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Nome: Cavalieri Mauritaniani
L'aggregazione "Cavalieri Mauritaniani" è un gruppo di amici,senza scopo di lucro, che hanno in comune la passione per il cavallo e per l'equitazione da campagna.
"Un nuovo modo di vita dove potrai mettere le tue conoscenze ed esperienze per migliorare e proteggere l'ambiente in cui viviamo"!!!

Se è vero, come è vero, che il cavallo è l'espressione di una cultura e di un territorio, il Puro Sangue Orientale è il perfetto rappresentante della sicilia, terra da cui proviene e nella quale si è sviluppato nei secoli. I miti raccontano che fu la dea Demetra a donare alla Sicilia, insieme al frumento e all'orzo, anche il cavallo e che fu Trittolemo, colui che per primo li ammaestrò e li attaccò all'aratro...
Leggende a parte le prime notizie storiche sull'impiego agonisticodei cavalli trovano origine proprio in Trinacria, cioè in Sicilia, e risalgono al XIV sec. a.C.! Diodoro Siculo, nei suoi scritti riferisce infatti di "Ludi ginnigi ed equestri" che costituiscono la più remota memoria storica di corse di cavalli.
Ancora molto più antichi, invece, sono gli elementi preistorici attestanti la presenza del cavallo nell'isola. Le incisioni ruprestri nella grotta di Niscemi, sul monte Pellegrino di Palermo risalente al Mesolitico (VI millennio a.C.). Le raffigurazioni dei bassorilievi di Imera (V sec. a.C.) e dal frammento del tempio "Mulino a vento di Gela" (I metà del V sec. a.C.) che hanno permesso l'acquisizione di informazioni affidabili sulle caratteristiche del cavallo esistente già allora in Sicilia, come le numerose monete puniche risalenti al III sec. a.C. Questi reperti mostrano un tipo di cavallo dal profilo diritto e leggermente convesso, la testa molto armonica, proporzionata rispetto al resto del corpo, con grandi occhi espressivi ed ampie e frementi narici. Il petto si presenta largo e muscoloso, le coscie potenti, il garrese pronunciato e asciutto, il dorso leggermente insellato con una groppa lunga e larga che termina con una coda con crini lunghi e folti attaccata in alto. Gli arti hanno tendini ben disegnati , asciutti e robusti, per un'impressione complessiva di potenza e armonia... insomma, si tratta sicuramente del precursore, se non antenato del Puro Sangue Orientale di oggi.
In Sicilia è sempre esistito un cavallo nevrile e di pregio; se però una data deve essere indicata, questa coincide con l'arrivo degli arabi nell'827 d.C.. Si narra, infatti, che questi sbarcarono in Sicilia circa 10.000 fanti e 10.000 cavalli, probabilmente siggetti Berberi che a loro volta dettero origine ad una intensa attività allevatoriale. La spiccata cultura equestre degli arabi che si stabilirono in Sicilia per tre secoli, influenzo notevolmente il patrimonio equino isolano. Da allora la fama dei cavalli orientali della Sicilia andò sempre crescendo e il considerevole patrimonio venne apprezzato anche dalla successiva dominazione normanna che, con l'incrocio tra sangue arabo e nordico, contribuì alla creazione di un cavallo con la distinzione propria dell'orientale ma con diametri trasversi e circonferenza toracica importante. Nel 1864 fu infatti costituito a Catania il deposito cavalli stalloni e da quel momento cominciarono le importazioni di riproduttori orientali provenienti dalla Siria e dalla Mesopotamia. In precedenza, allevatori siciliani, e in particolari i Baroni Grimaldi di Nixima, introdussero nell'isola pregevoli riproduttori di provenienza orientale, mentre non vanno dimenticati gli stalloni arabi ricevuti in dono dalle zone d'origine della casa regnante e poi dati in uso al deposito stalloni di Catania. In ogni modo le importazioni preferirono sempre soggetti orientalli di Puro Sangue del tipo robusto, in linea con l'obiettivo zootecnico che si voleva raggiungere, cioè la produzione di un cavallo che, asprimendo contemporaneamente massa e velocità, avesse anche notevoli caratteristiche di rusticità e resistenza.
Testa al vento, narici dilatate e corpo fremente: questo è il PSO, diretto discendente dell'Arabo.
Versatile, abile e con un grande cuore. Non c'è nulla che il cavallo pezzato del West non possa fare.
Il Paint Horse è l'affascinante cavalcatura dell'epopea del West. Intrecciando l'evoluzione della propria razza con la storia di una nazione, il Paint Horse è protagonista di miti senza tempo, di racconti divenuti al giorno d'oggi libri e film.
La parola Paint il inglese significa "Dipinto", nome dovuto proprio alla particolare colorazione del loro mantello.
IL Paint Horse, cavallo sportivo dall'eclettica versalità, è un ottimo compagno di lavoro nei ranch americani. Forte, robusto e veloce, è abile abile con il bestiame, resistente e di cuore. Soprattutto l'indole colpisce di questo cavallo: il Paint è generalmente un cavallo di facile addestrabilità, docile, intelligente da poter fare di tutto. Un Paint Horse può correre in pista su un quarto di miglio anche più veloce di un puro sangue e la sua scattante velocità si nota in un percorso di barrel o paletti. Non vi è nulla che non possa fare il pezzato cavallo del West!!!
Questa razza che oggi noi attribuiamo all'America, in realtà ha origine Europee. I cavalli pezzati americani provengono dalla Spagna. Sappiamo dalle cronache dell'epoca che quando il conquistatore Cortes sbarcò in America nel 1519, portò con se almeno un cavallo "Pinto", ossia "dipinto". I moderni Paint sono il frutto dell'incrocio tra questo ceppo originario di pezzati Spagnoli con cavalli Quarter o Mustang ( i cavalli sevaggi nord-americani). Tale incrocio avvenuto in natura, fu poi frutto di un'accurata selezione di giumente e stalloni da parte degli indiani. I migliori allevatori di pezzati furono prorpio gli indiani e soprattutto i comanches. Erano i compagni ideali nelle battaglie e nelle battute di caccia,perchè veloci,robusti e dotati di un grande scatto. Non solo gli indiani ,ma anche i cow boy apprezzavano molto il Paint. Resistenti e tenaci ,questi cavalli erano infatti perfetti per il lavoro con le mandrie nei ranch. 
Oggi esistono due associazioni per la tutela,la valorizzazione e la registrazione dei cavalli pezzati,coma la " PINTO HORSE ASSOCIATION OF AMERICA" e la " AMERICAN PAINT HORSE ASSOCIATON" ( A P H A).Queste associazioni hanno stabilito una volta per tutte la distinzione tra"pinto" e "Paint".
Il "pinto"è un cavallo pezzato,non importa di che razza sia. In pratica, il "pinto"non è una vera razza, ma una colorazione.Un cavallo pezzato ,per essere "Paint" deve nascere dall'accopiamento di un Paint già registrato dall'associazione con un Quarter Horse,un Paint o con un Purosangue inglese. I Paint sono quindi una vera e propia razza , corrispondenti a precisi requisiti genetici.
I Paint sono adatti a tutte le discipline sportive ,ma anche per il loro carattere docile e tranquillo sono ideali per gli adulti principianti e per i bambini che si avvicinano per la prima volta al mondo dell'equitazione ,possono anche venire impiegati per tranquille passeggiate o attività di trekking ,in cui la robustezza del cavallo è un requisito fondamentale.

Colori :
Prossima razza: Il Puro Sangue Orientale

Ogni anno negli stati dell'overst americano si rinnova quella che da oltre mezzo secolo veniva definita la "fiesta de lo vaqueros" ossia la leggendaria merchiatura del bestiame. A primavera, dal sud del Texas fino ai confini con il canada, ogni rench, piccolo o grande che sia, dà vita a uno dei momenti più pittoreschi del lavoro del cowboy.
La marchiatura oltre ad essere una legge federale che obbliga i ranch a marchiare con la loro sigla tutti i capi di bestiame, è anche l'occasione per festeggiare l'inizio della primavera e l'inizio di un nuovo anno lavorativo. Nei ranch la stagione di maggiore attività va infatti dall'inizio della primavera fino al "round up" d'autunno in cui si raccolgono i frutti del lavoro svolto. Il calf branding viene ancora oggi svolto secondo la tradizione e gli insegnamenti degli antichi buccaroos tramandati di padre in figlio, in questo caso le innovazioni meccaniche o tecnologiche non sono riuscite a sostituire un buon cowboy e il suo cavallo.
Una squadra di cowboy a cavallo parte alle prime luci dell'alba verso i pascoli con l'intento di radunare il maggior numero di capi di bestiame che vive allo stato semibrado, e condurlo in un grande corral (un recinto solitamente di forma circolare). Quando i bovini radunati tra canyon e praterie raggiungono un numero sufficiente per poter dare il via all'operazione di marchiatura, i cowboy li fanno entrare nel corral. Il metodo che usano i cowboy per questa operazione è quello di lanciare i cavalli al galoppo intorno alla mandria così da costringere il bestiame a racchiudersi in un cerchio sempre più stretto e spingerli all'interno del recinto. Questa operazione prende il nome di rodeo, dallo spagnolo "rodear", ossia girare in torno. All'interno del recinto i cowboy scavano una buca, dove accendere il fuoco per arroventare i ferri per la marchiatura, che consistono in una barra di ferro lunga circa un metro e mezzo con il manico di legno da una estremità e dall'altra il simbolo distintivo del ranch. Mentre i ferri si scaldano i cowboy all'interno del corral si dividono in due squadre: i Roper a cavallo avranno il compito di catturare i vitelli con l'ausilia del lazo (rope), e di trascinarli nel punto in cui è posto il fuoco. L'altra squadra i Wrassler invece dovranno lavorare a piedi e si occuperanno di atterrare e sboccare il vitello per castrarlo, marchiarlo, vaccinarlo e con un particolare attrezzo tagliargli le corna che stanno crescendo, in modo da evitare che diventino un'arma da parte del manzo una volta cresciuto.
Prima di dare inizio alla marchiatura vera e propria, ai cowboy a cavallo è assegnato il compito di "pulire" la mandria che si trova all'interno del corral. Dovranno separare dalle madri i vitelli che dovranno essere marchiati. Questo compito è tutt'altro che semplice. Le vacche dovranno essere spinte fuori dal corral per impedire che, seguendo il loro istinto materno diventino aggressive cercando di proteggere i loro vitelli. All'interno della mandria, inoltre, posso esserci alcuni tori o grossi manzi che a loro volta dovranno essere spinti fuori per lasciare nel corral i giovani vitelli. Questa operazione prende il nome di Cutting, cioè "tagliare, separare" e i cavalli dei cowboy sono chiamati ad una prova di estrema abilità nella quale dovranno fare appello al loro innato "cow sense".
Fra l'odore di carne bruciata, il fumo del branding, il muggito dei vitelli, lo scalpitare dei cavalli e le urla dei cowboy si rinnova una tradizione che rappresenta il massimo momento di una vita dura, fatta per uomini e animali che, sfidando le leggi di una terra selvaggia, hanno creato le basi sulle quali è sorto il continente americano.
L'armonia e la potenza dell'Andaluso hanno reso da sempre questo cavallo uno dei più ammirati al mondo.
Basta guardare gli occhi di un cavallo Andaluso per coglierne la fierezza e l'antichità della stirpe da cui proviene. In effetti sono poche le razze al mondo che possano vantare origini così nobili e soprattutto lontane nel tempo che lo fanno risalire all'Equus Hibericus, cavallo raffigurato in molti dipinti rupestri risalenti a 20.000 anni fa e citato nelle cronache di Giulio Cesare.
La teoria più attendibile sulla nascita dell'Andaluso, lo vuole frutto dell'incrocio tra fattrici indigene spagnole e stalloni berberi introdotti dai mori che regnavano nell'VIII sec. nella penisola iberica. Sta di fatto che da sempre l'Andaluso è stato un cavallo pregiatissimo, un cavallo che ha saputo attraversare i secoli mantenendo intatte le sue peculiarità, diventando la cavalcatura preferita di sovrani, condottieri e generali che lo sceglievano per la sua imponenza, bellezza, docilità, forza e coraggio.
Per lunghi secoli, il cavallo Andaluso è stato di fatto il cavallo allevato in Spagna e Portogallo. Nel 1912 con la costituzione del libro geneologico di razza, sostituendo il nome Andaluso con quello di "Pura Razza Espanola" (PRE). Analogamente, anche se più tardi, nel 1960 gli allevatori portoghesi crearono il loro libro geneologico chiamandoli "Lusitani". Ma queste scelte politiche, non furono sufficienti a cancellare la secolare consuetudine di essere chiamati Andalusi a conferma di un nome che racchiude qualità eccezionali e che, anche nell'immaginario collettivo, identifica un ben preciso tipo di cavallo, un cavallo da Re.
La sua versatilità e l'ubbidienza ne hanno permesso l'addestramento per l'alta scuola, ma anche cavallo da battaglia. Con il passare dei secoli e l'evolversi dell'arte militare, anche le cavalcature da battaglia andarono infatti a modificarsi. Abbandonati i robusti ma pesanti e lenti cavalli di stampo nordico, utilizzati perchè in grado di sopportare il pero di cavaliere ed armatura, si tornò a scegliere soggetti più agili e manegevoli. I cavalli Berberi racchiudevano tutte le qualità necessarie, fierezza e allo stesso tempo velocità e coraggio, determinandone così il grande successo. Sta di fatto che per secoli e secoli in Europa e fino a tutta l'epoca Barocca, ogni casa regnante e la nobiltà di alto e basso rango aveva in scuderia cavalli Andalusi. Probabilmente, le sue doti di miglioratore e la grande richiesta, portarono quasi alla scomparsa di questi cavalli, al punto che il re di Spagna tentò di bloccare l'esportazione considerandola reato. Solo la volontà dei monaci certosini dal monastero di Cartjca a Jerez de la Frontera, mantennero la razza in purezza. Piano piano l'Andaluso dopo anni di oblio fece la sua massiccia ricomparsa insieme ai tori e alle vacche, nelle fazende dei proprietari terrieri del sud della penisola iberica. E' proprio il suo crescere in sintonia con il toro, un altro dei simboli di questa terra, ne ha forgiato alcuni aspetti fondamentali del carattere come ad esempio il coraggio e l'impertubabilità di fronte a ogni situazione.

Prossima razza: PAINT HORSE
Sostituito nel lavoro dai mezzi meccanici, il caparbio equino celebrato nelle Scritture rischia l'estinzione.
Se proviamo a chiedere a uno dei nostri nonni o bisnonni se hanno mai visto un asino, sicuramente ci diranno di si. Ma noi, abbiamo mai visto un asino da vicino? Nella maggior parte dei casi la risposta a questa domanda sarà "no". Per secoli gli asini hanno servito l'uomo, aiutandoci nel lavoro dei campi, trasportando carichi pesantissimi su stretti sentieri montuosi, accompagnandoci da un capo all'altro del mondo e addirittura affrontando con noi estenuanti combattimenti e lunghe guerre. Da alcuni decenni, però, l'asino è stato sempre più trascurato, reso pressocchè "inutile" dal progresso tecnologico tanto da rischiare quasi l'estinzione. Nessuno infatti si preoccupa di allevarli. Dovremmo tutti insieme far riscoprire le innumerevoli qualità di questi animali: dolce e paziente in tutte le situazioni, coraggioso ma nello stesso tempo prudente, curioso, socievole e sopratutto, a differenza di quanto si possa pensare, molto ubbidiente.
Sono molti le attività che vedono come protagonista l'asino: l'escursionismo, l'animazione nelle piazze, le rievocazioni storiche, terapie per disabili ecc.


Prudenza, coraggio, decisione e calma sono gli ingredienti per affrontare la campagna in sicureza.
Spesso si pensa all'equitazione di campagna come a uno sport nel quale anche un cavaliere improvvisato trova il suo spazio. In realtà bisogna avere doti fisiche e mentali importanti. Qualità principale di un cavaliere, sia che pratichi l'equitazione di campagna sia che la pratichi a livello agonistico nelle varie discipline, sono il rispetto, la passione e l'amore per il cavallo. Qualsiasi comportamento che porta a maltrattare, fisicamente e psicologicamente, il cavallo non deve essere in nessun caso tollerato. Ma quali sono le doti mentali e fisiche che un cavaliere deve avere per diventare un perfetto "cavaliere di campagna"?
Giusto atteggiamento:
innanzitutto, il requisito fondamentale, non solo nella pratica dell'equitazione ma anche nella vita in genere, è una buona educazione. Questo significa saper rispettare i propri doveri e i diritti delle persone che ci circondano, ma anche la disciplina e l'autocontrollo. Non deve poi mancare il senso di responsabilità verso il cavallo. Controlliamo quindi il suo stato di salute e non affatichiamolo e valutiamo in modo obiettivo il nostro grado di allenamento e le nostre effettive capacità equestri. Questo ci permetterà di non compiere azioni azzardate che a volte possono causare problemi anche gravi. Dobbiamo essere prudenti per evitare di correre rischi inutili e di farli correre al nostro cavallo e a chi con noi nella passeggiata. Altre due doti importanti, che potrebbero sembrare in contraddizione con quanto detto precedentemente, sono il coraggio e la decisione che ci permetteranno di affrontare senza inutili tensioni le situazioni di pericolo che inevitabilmente si possono presentare praticando l'equitazione di campagna. L'avere sangue freddo, dote che ci permetterà di rimanere lucidi anche in situazioni spiacevoli, dovute a cadute, traumi o ferite. Bisogna avere un grande spirito sportivo che ci permetterà di impegnarci con costanza nel migliorarci e nel sopportare la fatica e gli sforzi nei limiti delle nostre possibilità. Infine, bisogna avere un forte spirito d'avventura per esplorare e scoprire nuovi tragitti e godere di spledidi paesaggi.
Doti fisiche:
Per poter praticare l'equitazione di campagna sono necessarie anche alcune doti fisiche che ci permetteranno di affrontare questo sport al meglio. Queste doti, che dobbiamo in parte possedere naturalmente, possono poi però essere potenziate e sviluppate con un buon allenamento e con la costanza nella pratica. In particolare è necessario avere buona coordinazione fisica e allenamento muscolare, un buon senso di ritmo e dell'equilibrio, che ci permetterà di stare ben saldi in sella anche nei momenti più difficili e di assecondare senza difficoltà il movimento del nostro cavallo. Infine non avere malattie che possano pregiudicare la possibilità di praticare lo sport equestre, per questo è necessario consultare il nostro medico di fiducia, che attraverso una visita approfondita, mirata proprio alla ricerca di proplemi fisici incompatibili con la pratica dell'equitazione.

Durante lunghi trekking non dimentichiamo di fare alcune pause per far riposare il cavallo.
Se decidiamo di praticare l'equitazione, qualunque sia la disciplina che scegliamo, dobbiamo pensare sempre al fatto che non abbiamo a che fare con una moto o una bicicletta, ma con un meraviglioso animale. Davanti a tutto dobbiamo mettere le sue esigenze e dobbiamo rispettare i suoi limiti fisici e mentali. Prima di chiedere qualsiasi cosa al cavallo dobbiamo valutare le sue capacità e il suo grado di allenamento. Tutte le richieste devono essere fatte con dolcezza senza utilizzare metodi coercitivi ma chiedendo al cavallo collaborazione.

L'incredibile avventura di ottanta giovanissimi cavalieri e di cinquecento mustang pony selvaggi che con coraggio e sprezzo del pericolo diedero vita a una fra le imprese più pittoresche del Far West.
Gli audaci postini che attraversarono praterie, canyon, territori indiani per consegnare le lettere, galoppano ancora nella storia e nel mito, con la falda dell'ampio cappello piegata al vento della corsa e l'orizzonte percosso dal battito ritmico degli zoccoli. Dieci giorni di galoppo coprendo un favoloso percorso di 3145 km, senza mai dimenticarsi di portarsi appresso una Bibbia e una colt. La storia di questo straordinario e unico sistema di trasporto della posta, cominciò quando il senatore californiano William M. Gwin, responsabile delle poste del senato dell'unione, suggerì di utilizzare questo servizio per fare arrivare più velocemente le notizie e la corrispondenza dall'est alle migliaia di famiglie che si erano trasferite nell'ovest in cerca di fortuna. All'epoca non fu difficile mettere insieme tutti i cavalli occorrenti, si optò ovviamente per il piccolo e veloce pony Mustang, che all'epoca popolava in gran quantità le preterie.
I Mustang dopo essere stati catturati dai Bronk-Buster, ricevevano una doma veloce e coercitiva che non durava più di tre o quatro giorni. In fondo dovevano solo accettare di essere montati da un cavaliere e correre all'impazzata, non venivano neppure ferrati, i loro zoccoli, solidi e duri erano, erano perfattamente abituati a correre fra i canyon, le praterie e le montagne dove erano nati e cresciuti liberi e selvaggi. Questi Mustang dotati di una resistenz eccezionale avevano un temperamento ribelle e focoso.
Il manifesto che pubblicizzava l'arruolamento dei pony express era concepito così: " WANTED! ragazzi magri, gagliardi, fino e non oltre l'età di 18 anni. Devono essere cavalieri esperti, avere un'ottima mira, la conoscenza del territorio, degli usi, dei costumi e del sistema di attacco dei pellirossa. Sono preferiti gli orfani". Questi formidabili cavalieri guadagnavano mediamente da 100 a 160 dollari al mese, una cifra enorme per l'epoca. Ne furono selezionati ottanta, molti divennero famosi come un ragazzino poco più che quindicenne, chiamato William F. Cody. Anni dopo sarebbe diventato una vera e propria leggenda del West, conosciuto in tutto il mondo con il nome di Buffalo Bill. Ogni pony express percorreva alla massima velocità consentita dalla cavalcatura, circa 70 miglia, fino a raggiungere il punto in cui lo attendeva il "frazionista" successivo, che raccoglieva la posta al volo e si lanciava nella prateria.
E' impossibile raccontare tutti i disagi e soprattutto le disavventure corse da quei coraggiosi
ragazzi: dalle imboscate degli indiani e dei banditi, alle tempeste di neve, di pioggia e di vento, all'insidie di un terreno pressocchè sconosciuto, di notte praticalmente impraticabile. Una impresa sensazionale fu quella compiuta da "Pony Bob" Basland, che percorse senza sosta "solo il tempo di cambiare i cavalli" ed eludendo gli indiani 380 miglia (oltre 600 km) senza scendere di sella.
Il servizio dei pony express durò soltanto 18 mesi, poichè il telegrafo e la ferrovia avanzavano. Le staffette interruppero i loro avventurosi viaggi. diciotto mesi di gloria vennero cancellati in un attimo da un segnale in grado di correre sui chilometri di filo teso tra alti pali dall'Atlantico al Pacifico. Il ponu express scomparve velocemente dalla storia del West, il tamburellare degli zoccoli inesorabilmente sostituito da un freddo ticchettio. La sua soppressione una delle grandi sconfitte dal cavallo nei confronti della meccanizzazione.
non esiste una razza specifica allevata per le escursioni. La scelta dipende solamente dalla preferenza e dal tipo di monta che preferiamo. Innanzi tutto deve essere un cavallo in buona salute, robusto, resistente e maneggevole, non particolarmente alto così che sia più semplice montare e smontare in ogni situazione (tra 155 e 165 cm). Un garrese pronunciato è più predisposto a fiaccature dopo lunghe ore in sella; il dorso deve essere forte e compatto, non troppo lungo. Un dorso lungo, infatti, oltre ad essere generalmente più debole, rende un cavallo meno agile e maneggevole. Il torace ampio e profondo per permettere un buon funzionamento dei polmoni e dell'apparato respiratorio. Particolare attenzione va rivolta alle ganbe e ai piedi, devono essere solidi e ben conformati con ginocchia robuste e piatte. Gli appiombi devono essere il più possibile corretti per un'andatura più scilta del cavallo. Il piede deve essere grande di forma regolare e con pareti e suola forti, cavalli con piedi delicati sono soggetti a sobbattiture e problemi di sfaldimento dello zoccolo. Le andature devono essere sciolte e regolari, cavalli con andature elevate sono generalmente meno comodi da montare e faticoso dopo diverse ore in sella. Cavalli con andature corretti e robusti saranno in grado di muoversi su terreno di vario tipo senza incontrare grossi problemi. Il colore del mantello dipende dal gusto personale e non influenza in alcun modo sulle potenzialità del cavallo.
Carattere e attitudini:
in questo caso prima di elencare le varie caratteristiche va premesso che il cavallo va scelto valutando molto obiettivamente le nostre capacità equestri. E' inutile acquistare un cavallo qualitativo e insanguato ma difficile da gestire, meglio un cavallo più tranquillo e meno insanguato se siamo principianti e ancora non abili cavalieri. In genere, il cavallo deve avere prima di tutto un buon carattere, deve essere equilibrato, calmo, docile e collaborativo, deve inoltre essere socievole con gli altri cavalli da non creare problemi durante l'escursione in gruppo. Deve essere di facile gestione in scuderia e con un buon spirito di adattamento in modo che in caso di escursioni di diversi giorni non abbia problemi ad adattarsi alle nuove sistemazioni. Non deve essere eccessivamente pauroso, non deve temere di attraversare corsi d'acqua e non deve innervorsirsi al passaggio di auto o altri mezzi lungo le strade. Il cavallo con queste caratteristiche diventerà un divertente compagno di avventure dandoci grandi soddisfazioni.Da queste considerazioni possiamo dedurre che si sta palando di un cavallo già esperto, perciò di almeno otto anni. Il cavallo giovane, infatti, va addestrato con calma e pazienza e per farlo occorre avere tempo oltre che una grande esperienza.
In conclusione, se abbiamo individuato le caratteristiche del cavallo giusto per noi, non ci resta che darci da fare per trovarlo.
Il paradiso terrestre si trova nel seno di una donna, nel profumo di un fiore e sulla groppa di un cavallo!!!
"Dio fece un baio oscuro dicendo: << Ti chiamerò cavallo; ti farò arabo e ti darò il colore della formica; ho appeso la felicità al ciuffo che ti ricade sugli occhi. Sarai il signore degli animali, gli uomini ti seguiranno ovunque andrai; sarai abile nell'inseguimento e nella fuga; sulla tua schiena ci saranno ricchezze e per tua mediazione arriverà la fortuna >>. Poi Egli mise sul cavallo il segno della gloria e della felicità: bianco, in mezzo alla fronte."